EDITH STEIN
EDITH STEIN

Yom Kippur

Edith nasce il 12 otobre 1891 in una famiglia ebraica.

Il 12 ottobre 1891 in una famiglia ebraica ricorre lo YOM KIPPUR, una delle massime feste del popolo d'Israele.

Quella di Edith è una famiglia borghese, laica, con un buon grado di cultura e di emancipazione. I genitori di Edith sono commercianti in legname. Il papà muore

lasciando alla moglie Auguste l'onore di mandare avanti l' impresa e di crescere i figli. Edith è l'ultima di 8 tra fratelli e sorelle. Donna energica, Auguste  riuscirà a permettere a molti dei suoi figli - e delle sue figlie, cosa certo non comune all'epoca!- di raggiungere titoli accademici. Erna è medico, Edith si laurea in filosofia.

Dal punto di vista religioso, come Edith stessa scrive nel suo racconto autobiografico "Storia di una famiglia ebrea", quella di Edith non è una famiglia strettamente ortodossa in cui ogni giorno viene letta la Torah e studiato il Talmud. Questo già nella generazione dei nonni di Edith. Vengono però osservati il sabato e tutte le feste ebraiche; è proprio in una di queste maggiori feste che, come abbiamo detto, Edith viene alla luce.

Lo Yom Kippur è giorno di penitenza, di digiuno, di richiesta di perdono e di impegno per il futuro.

Viene festeggiato il 10 di Tischrì; prima della distruzione del Tempio di Gerusalemme - l'ultima, definitiva, fu per opera dei Romani nel 70 dC, - esso era l'unico giorno in cui il Sommo Sacerdote (Kohen gadol) entrava nel Santo dei Santi (Kodesh ha-Kodashim), cioè nella parte più interna dell'arca e qui pronunciava il nome di Dio, il Tetragramma sacro (JHWH), proibito nel resto degli altri giorni, per implorare il perdono di Dio per le colpe del popolo.

La tradizione riallaccia questa festa all'episodio biblico narrato al capitolo 32 del libro della Genesi quando Mosè, dopo essere stato per 40 giorni e 40 notti sul Sinai senza mangiare e senza bere, a colloquio con Dio, scende a valle portando con se le 2 tavole della legge. Trova però il popolo che si è costruito un vitello d'oro, cioè un popolo che ha posto l'aspetto materiale al di sopra di quello spirituale, arrivando al punto di divinizzare la materia. Ritenendo Mosè il popolo indegno di ricevere la Torah, spezza le due tavole. Il popolo però si rende conto dell'errore commesso e supplica Mosè di tornare sul monte e di intercedere il perdono presso Dio. Mosè torna sul Sinai e, al termine di una lunga e accorata preghiera, ode la voce di Dio che proclama: "Salachti' ", cioè "Ho perdonato!"

Quel giorno è il 10 di Tischrì.

Frutto di questa esperienza è la certa fiducia del popolo di Israele nel perdono di Dio, almeno il giorno dello Yom Kippur; se infatti Dio non donasse il suo perdono agli uomini, che commettono tutti errori durante la vita, che esitano nel cammino, che deviano dalla retta via, il peso del peccato sarebbe insopportabile e senza uscita la strada da percorrere durante il pellegrinaggio terreno. D'altro canto, come unanimemente insegnano tutti i Rabbini, è da irresponsabili confidare esclusivamente nella misericordia del Signore, quasi fosse un atto miracoloso che scende dal cielo senza merito alcuno. Lo Yom Kippur viene a ricordare a ciascuno che se da una parte Dio è certamente pronto a donare in maniera gratuita e immeritata il perdono, dall'altro lato ogni uomo perdonato ha la grande responsabilità di essere grato al Signore, gratitudine che si esprime con il combattimento spirituale. In questo modo i Maestri di Israele affermano che il peccatore pentito raggiunge un livello spirituale talmente alto da risultare inaccessibile al giusto (come a dire che chi ha sperimentato la profondità delle tenebre meglio apprezza il dono della luce).

Dunque la preghiera, la penitenza e le opere di giustizia sono i mezzi che l'uomo ha a disposizione per compiere quella azione concreta che gli permette di accogliere il gratuito dono del perdono di Dio.

Naturalmente il pentimento deve essere sincero, animato da autentico amore per la Torah, riconosciuta come autentica bussola nel cammino della vita; nel cuore non ci deve essere paura per quello che ci potrebbe accadere - sulla terra o nella vita futura- se non chiedessimo perdono a Dio per i nostri peccati.

Lo Yom Kippur è giorno di teshuvah, che letteralmente significa "ritorno" e "risposta": ritorno alla vita che Dio ha indicato nella Torah e risposta alla Sua chiamata al pentimento.

Questa teshuvah inizialmente è certamente individuale: ognuno è chiamato a rivedere la propria vita, ad assumersi le proprie responsabilità, ma questa è solo la prima tappa. Israele infatti ha chiara consapevolezza non solo di essere popolo, ma di avere la missione di intercedere per l'intero universo, perché tutti gli esseri viventi e persino ciò che è apparentemente inanimato come il cosmo, possa ritornare a Dio, compiendo così il progetto del Signore sull'intera creazione.

Il servizio alla sinagoga inizia la sera precedente. Viene indossato il Talled -che è lo scialle di preghiera rettangolare, bianco-; qui viene letto il brano biblico ove si narra la cerimonia che veniva fatta al tempio di Gerusalemme. Poi le devozioni poi proseguono a casa, per l'intera giornata, che è giorno di vacanza. La sera vi è una seconda cerimonia alla sinagoga, caratterizzata dalla confessione dei peccati. Il suono dello shofar conclude la celebrazione.

Fino alla distruzione del Secondo Tempio, quella del 70 d.C., una delle cerimonie più importanti in questo giorno era l'offerta del capro espiatorio. La descrizione è nel libro biblico del Levitico, al cap.16,8-10. Ogni anno un capro veniva simbolicamente caricato di tutti i peccati del popolo e mandato ad Azazel, nel deserto. Azazel è un luogo sconosciuto, non citato in alcuna altra parte della Sacra Scrittura; il Talmud e il commentatore medievale Rabbi Salomon Jarco sostengono che è il nome di un precipizio nel quale il capro veniva fatto cadere. In ogni modo, è evidente che si tratta di un rito di espiazione.

Per Edith, recuperata la fede, quando il il cielo sopra di lei si oscurerà per opera dei nazisti a causa del suo essere ebrea, sarà di notevole importanza spirituale l'essere nata il giorno dello Yom Kippur.



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