EDITH STEIN
EDITH STEIN

Il pensiero di Edith Stein tra la fenomenologia di Husserl e la filosofia di Tommaso d'Aquino

di SABRINA PERON

Nel corso degli anni Edith Stein, “cittadina prussiana ed ebrea” (1) come lei stessa si definisce nel suo curriculum, matura una scelta religiosa che la porterà, nel 1922, a ricevere il battesimo e, successivamente, nel 1933, a prendere i voti ed entrare nel monastero delle Carmelitane di Colonia.

Prima ancora, e più precisamente nel 1912, la Stein compie un’altra scelta che per la filosofa si rivelerà fondamentale e particolarmente feconda: lasciare l’Università di Breslau ed iscriversi all’Università di Gottinga (dove “non si fa altro che filosofare; giorno e notte, mentre si mangia, per strada, dappertutto. Si parla sempre di fenomeni” (2)), per essere iniziata dallo stesso Husserl “ai misteri della nuova scienza” (3): la fenomenologia, scienza «a priori», «eidetica», che permette una “trattazione intorno alle essenze” ed assicura la “legittimità di una conoscenza essenziale” (4).

Gli studi universitari condotti a Gottinga con Husserl ed il successivo rapporto di collaborazione con il maestro, come libera assistente presso l’Università di Friburgo (1916-1918), permisero alla Stein di impadronirsi appieno del metodo fenomenologico (descritto fin dalla sua prima opera, L’empatia, come messa tra parentesi di tutto ciò che “in qualche modo è dubitabile” (5)) e di utilizzarlo come strumento di indagine per le sue successive ricerche filosofiche.

Nel 1917, però, la giovane Stein inizia un progressivo allontanamento dal maestro (il cui pensiero si andava evolvendo verso una fenomenologia trascendentale) dalla stessa Autrice così descritto: “le premesse perché si costituisca una natura evidente mi sembrano da un lato una natura fisica assolutamente esistente e dall’altro una soggettività con determinate strutture. Non sono ancora riuscita a confessare le mie eresie al maestro” (6). Eresie che verranno confessate di lì a poco nel corso di una discussione nella quale la Stein sottoporrà solennemente al maestro le sue riflessioni contro l’idealismo (7).

Ma solo in occasione dei settant’anni di Husserl, che la Stein – la quale nel frattempo si è convertita al cristianesimo ed ha intrapreso lo studio della filosofia tomistica (incoraggiata in questo dal padre gesuita Erich Przywara) – dichiara ufficialmente il nuovo corso delle indagini da lei intraprese con il saggio “la Fenomenologia di Husserl e la filosofia di San Tommaso d’Aquino. Tentativo di confronto” (8). In tale opera l’Autrice indaga le possibilità di avvicinamento tra la speculazione contemporanea e quella medievale, senza però abbandonare la sua formazione fenomenologica, ma, anzi, ribadendo che la fenomenologia tra le speculazioni filosofiche del novecento è l’unica che, in qualche misura, consente di mettere in contatto la filosofia cristiana con la filosofia laica.

In altre parole, se la conversione religiosa induce la studiosa a prendere posizione sulla questione della filosofia cristiana ed a ripercorrere sistematicamente l’itinerario della speculazione medievale, essa, tuttavia, in questo nuovo cammino, non abbandona la sua formazione fenomenologica che cerca invece di approfondire e dilatare con gli apporti derivantegli dalla nuova impostazione. Del resto, si noti che la stessa Stein vive il suo distacco dal maestro come un completamento della prospettiva fenomenologica più che come un allontanamento dalla stessa.

Nondimeno, la speculazione sulla filosofia tomistica intrapresa dall’Autrice pur dovendosi leggere alla luce della sua conversione religiosa, va vista anche alla luce del fatto che per la Stein nelle Ricerche Logiche di Husserl era possibile rintracciare “una nuova Scolastica”, nella quale “lo sguardo si distoglieva dal soggetto per rivolgersi alle cose”, talché “la conoscenza apparve un nuovo modo di accogliere che riceve la sua legge dalle cose stesse non – come nel Criticismo – un determinare che costringeva le cose ad accettare la sua legge” (9). La fenomenologia, dunque, appariva alla Stein come una sorta di “terza via” (10) in grado di realizzare l’auspicato equilibrio tra esigenza critica ed esigenza costruttiva del pensiero occidentale facendolo uscire dalle secche derivanti dal prevalere di uno di questi due momenti sull’altro (11).

Ma per tornare al saggio la “Fenomenologia di Husserl e la filosofia di San Tommaso d’Aquino” vediamo come l’Autrice operi un raffronto tra i due filosofi attraverso la disamina delle seguenti tematiche:

1. La Filosofia come scienza rigorosa;

2. Ragione naturale e ragione soprannaturale;

3. Filosofia critica e filosofia dogmatica;

4. Filosofia teocentrica e filosofica egocentrica;

5. Ontologia e metafisica;

6. La questione dell’intuizione.

 

Esaminiamole separatamente.

 

1.- La Filosofia come scienza rigorosa.

Quanto al primo aspetto preso in considerazione, la Stein evidenzia come tra i due pensatori vi sia una totale concordanza di intenti: l’instaurazione di una filosofia come scienza rigorosa, come un fatto della ragione che cerca se stessa seriamente e spassionatamente.

 

2.- Ragione naturale e ragione soprannaturale

Assodato che entrambi i filosofi non hanno mai dubitato né del potere della ragione, né della possibilità di una filosofia come ricerca seria e rigorosa condotta con gli strumenti razionali di cui l’uomo dispone, resta da definire cosa si debba intendere per ragione secondo i due autori. Ora, mentre per Husserl il compito della ricerca fenomenologica è senza fine, essendo la conoscenza un processo ininterrotto verso la piena verità, Tommaso, invece, è dell’avviso che questa sia la via della ragione naturale (che, per sua stessa natura, non potrà mai raggiungere la verità ma solo avvicinarsi ad essa progressivamente), la quale, però, è solo una via di conoscenza, e non l’unica. Premesso che per l’Aquinate esiste una conoscenza divina, in grado di comprendere interamente la verità nella sua totalità, tale verità nell’esistenza terrena potrà essere colta attraverso la fede la quale rappresenta una seconda via accanto alla conoscenza naturale per ottenere il sapere.

Per Tommaso, dunque, vi sono due strade che portano alla verità:

 

la strada della ragione naturale che, pur non potendo pervenire alla verità ultima e somma, può però “arrivare ad un gradino sul quale è possibile escludere certi errori e provare che c’è un accordo tra ciò che si può naturalmente dimostrare e le verità di fede” (12);

 

la strada indicata dalla fede la quale non è solo la via verso la verità ma è anche la via più sicura, non essendovi certezza maggiore che quella della fede (13).

 

Ora, la questione della fede non è mai stata presa in esame da Husserl il quale, pur essendo contrario ad una assolutizzazione della ragione, è comunque favorevole ad una rigida separazione della filosofia dalla religione, scindendo così i due ambiti speculativi sino a qualificare la filosofia come una sorta di via atea alla ricerca (14).

E’, pertanto, evidente che su questo punto i due filosofi divergono inesorabilmente: uno coinvolge la fede per delimitare i confini della ragione naturale, l’altro tende ad una filosofia (ed a un metodo di indagine) che si fondi solo su una pura ragione.

 

Ma qual è la posizione della Stein al riguardo?

 

Secondo l’Autrice, sussiste una dipendenza sia materiale (e concernente i contenuti) che formale (e concernente i criteri di giudizio) della filosofia dalla fede.

Quanto alla dipendenza materiale: se la fede rende accessibili verità che non sono raggiungibili per altra via, allora la filosofia non può rinunciare a queste verità di fede senza abbandonare la sua esigenza universale di verità e senza correre il rischio che in essa si insinui anche la falsità. Quanto alla dipendenza formale: se la fede è la più alta certezza che l’uomo può raggiungere e se la filosofia avanza la pretesa di dare la più alta certezza raggiungibile, allora deve fare propria la certezza della fede.

Inoltre per la Stein la fede non è solo il criterio ultimo di ogni altra verità ma essa garantisce anche se stessa, ossia la certezza specifica della fede è un dono della grazia dalla quale l’intelletto deve trarre le debite conseguenze per “costruire una filosofia a partire dalla fede” (15).

L’adesione alla fede come guida verso la via della conoscenza non va però interpretata come un’adesione meramente fideistica da parte della filosofa alle verità rivelate. Difatti la fede è per la Stein è sì una luce ma è una “luce oscura” (16) alla quale “anche la debole luce della ragione naturale può prestare validi servigi” (17) e poiché il dono della fede non libera lo studioso cristiano dalla necessità di una profonda formazione scientifica, chi non volesse curarsi di questa confidando solo sull’aiuto della grazia rimarrebbe indietro rispetto al ricercatore profondo non cristiano (18).

 

3.- Filosofia critica e filosofia dogmatica

In questa parte della sua analisi l’Autrice evidenzia come il filosofo che aderisce alla fede possiede già l’assoluta certezza necessaria per iniziare una costruzione filosofica, mentre il filosofo critico deve ricercare questo punto di partenza, lo stesso Husserl “ha dovuto tornare indietro e affaticarsi per assicurarsi un metodo assolutamente attendibile” (19) per rimuovere tutto ciò che potesse essere fonte di errore.

Posto questo vantaggio della filosofia dogmatica rispetto a quella critica, la Stein mette in rilievo come le distanze tra Husserl e Tommaso non sono così lontane né così incolmabili. Secondo la Stein, difatti, Tommaso (pur muovendosi all’interno della Rivelazione, in forza del quale Dio è il principio ed il criterio della verità) adottò un atteggiamento critico consistente nel riunire, paragonare, vagliare sia ciò che proveniva dalla dottrina della Chiesa, delle Sacre Scritture e dei Padri, sia ciò che proveniva dall’insegnamento di vecchi e nuovi filosofi, utilizzando a tal fine tutti i mezzi che fossero idonei allo scopo. In questo senso, tale operazione non può essere definita dogmatica tout court essendo un operazione che “non rinnega l’autorità del pensiero umano, ma si rende conto della sua fragilità e della minaccia d’errore” (20).

 

4.- Filosofia teocentrica e filosofica egocentrica

Il terreno di incontro comune tra la speculazione di Tommaso e quella di Husserl viene individuato nel fatto che per entrambi all’idea di verità appartiene una sussistenza oggettiva indipendente da chi, di volta in volta, la va ricercando e conoscendo.

Ma da questa impostazione comune le loro vie si dividono sulla questione della prima verità. Per Tommaso, che muove da un’impostazione teocentrica, la verità prima è Dio e la filosofia deve avere come oggetto l’elucidazione dell’idea di Dio e le caratteristiche del suo essere e del suo conoscere. Husserl, invece, attraverso la via della fenomenologia trascendentale ha posto il soggetto come punto di partenza e mezzo della ricerca filosofica. Husserl ha cercato quindi di mostrare come “l'attività spirituale del soggetto costruisca il suo «mondo» in molteplici atti” (21).

Questa via egocentrica della fenomenologia trascendentale di Husserl è quella che, agli occhi dell’Autrice, appare il maggiore punto di debolezza dell’insegnamento del maestro e rispetto alla quale senza polemica, ma forse, con una punta di tristezza, annota come “Husserl si vide spinto, negli ultimi anni, a compiere ogni sforzo per approfondire e rendere più acute le analisi che lo portavano a quel risultato e a trovare una forma stringente di espressione che facesse apparire agli altri i nessi in una chiarezza così luminosa, come egli stesso credeva di vederli” (22).

 

5.- Ontologia e metafisica

Secondo la Stein in quest’ambito speculativo le ricerche fenomenologiche e quelle scolastiche presentano – al di là di un diverso modo di intendere i termini ontologia e metafisica - un atteggiamento comune: la determinazione dell’essenza di questo mondo e di tutte le cose di questo mondo. In altre parole sia per Tommaso che per Husserl la “posizione dell’esistenza fattuale (…) fu sempre valida” (23).

L’Autrice, altresì, evidenzia come tale atteggiamento comune sia stato percepito dagli stessi avversari della fenomenologia, i quali hanno additato il metodo d’analisi dell’essenza applicato da Husserl nelle Ricerche Logiche come una sorta di “rinnovamento della scolastica” (24). Ma per la Stein quello che poteva apparire come un demerito della fenomenologia era invece il suo punto di forza, giacché in tal modo la fenomenologia riuscì ad instaurare “una comunicazione con il mondo speculativo del medioevo” (25).

 

6- La questione dell’intuizione

Il tema dell’essenza costituisce il legame tra le ricerche di Husserl e quelle di Tommaso, tra le due scuole di pensiero vi è però una diversa impostazione gnoseologica: Husserl coglie l’essenza in modo intuitivo; Tommaso e la scolastica si avvalgono in un procedimento induttivo ed astrattivo.

Ma anche in questo caso, secondo la studiosa, le diversità sono più apparenti che reali e non reggono ad una impostazione più approfondita. In particolare, Stein individua almeno tre aspetti nei quali si può scoprire una piena concordanza al di là dell’apparente contrasto tra procedimento scolastico e quello fenomenologico.

Questi sono:

a) l’opposizione di Husserl al principio di Tommaso secondo cui ogni conoscenza comincia con i sensi, appare facilmente superabile dalla circostanza che anche per Husserl il principio di rimando ai sensi non può essere eliminato, poiché ogni intuizione include in sé un materiale sensibile;

b) l’impostazione induttiva di Tommaso - per il quale ogni nuova conoscenza è ottenuta attraverso l’elaborazione intellettuale del materiale sensibile - non va interpretata in senso stretto. Posto che il fenomenologo può utilizzare l’espressione intuitus legere, il leggere all’interno delle cose, indicato dall’Aquinate come il compito proprio dell’intelletto, come calzante descrizione di ciò che egli intende con i termine intuizione;

c) sia la fenomenologia che la scolastica non solo respingono ogni arbitrio soggettivo ma per entrambe l’intuitus legere, la visione dell’intelletto, consistono in un ricevere passivo.

In definitiva, secondo l’Autrice “la più stretta comunanza fra fenomenologia e tomismo (…) sembra risiedere nell’analisi essenziale oggettiva”, mentre la verifica “se il procedere dell’analisi essenziale sia lo stesso in Tommaso e nella fenomenologia, può essere risolto solo sulla base di un’analisi serrata di astrazione e intuizione” (26).

 

Per concludere, per l’Autrice è ben possibile creare una filosofia cristiana che si fondi su una connessione tra la posizione tomistica e quella fenomenologica, facendo però attenzione a non cadere nell’idealismo trascendentale, non essendo accettabile, nella prospettiva di San Tommaso, una coscienza intesa come ente primo ed assoluto. A tal fine la Stein utilizza il metodo fenomenologico, da essa appreso con acume ed intelligenza, per elaborare una nuova filosofia cristiana che non cada nelle secche del dogmatismo.

In questo contesto si può affermare che il pensiero della Stein - nella sua parabola evolutiva dalla filosofia fenomenologica alla filosofia cristiana – rappresenti una sorta di cerniera tra la filosofia moderna e quella medievale, grazie alla quale l’Autrice può affermare che “l’analisi fedele della datità della realtà” conduce “ad un ritorno all’atteggiamento d’accettazione credente del mondo” (27).

NOTE:

 

1.E. Stein, Curriculum Vitae, 1916, pubblicato nel volume E. Stein, L’Empatia, Milano, 1986, 203.

2. E. Stein, Storia di una famiglia ebrea, Roma, 1998, 198.

3. E. Stein, ivi, 225. Quando Husserl si trasferì a Gottinga un buon gruppo di colleghi e discepoli lo seguirono dando vita al Circolo di Gottinga. Tra di essi vi erano: A. Reinach, i coniugi Conrad-Martius, D. von Hildebrand, A. Koyrè, J. Hering, M. Scheler.

4. A. Ales Bello, Fenomenologia dell’essere umano, Roma, 1993, 25.

5. E. Stein, L’empatia, Milano, cit., 53. Secondo l’autrice la “peculiarità” della fenomenologia “consiste nel suo carattere intuitivo”, dove per intuizione deve intendersi il “mezzo specifico per la conoscenza delle verità ideali, così come la percezione sensibile è il mezzo specifico per la conoscenza dei fatti del mondo sensibile”, così, E. Stein, Che cos’è la fenomenologia, in La ricerca della verità, Roma, 1997, 58.

6. E. Stein, lettera a Roman Ingarden, pubblicata nel volume E. Stein, Introduzione alla filosofia, Prefazione a cura di A. Ales Bello, Roma, 1998. Secondo A. Ales Bello “con queste parole è già delineato il programma di ricerca di E. Stein che si esplicita in modo esemplare nel testo (…) dedicato all’Introduzione alla filosofica. Si tratta di un testo contemporaneamente introduttivo, per chi voglia accostarsi ai grandi temi filosofici analizzati con metodo fenomenologico, e conclusivo, in quanto contiene la sintesi dell’itinerario speculativo compiuto dall’Autrice sotto l’influsso del maestro Husserl”, così A. Ales Bello, Prefazione al volume di E. Stein, Introduzione alla Filosofia, cit.

7. M. Nicoletti, Introduzione al volume di E. Stein, L’empatia, op. cit., 26.

8. Saggio pubblicato nel volume: E. Stein, La ricerca della verità, Roma, 1997, 61 ss.

9.  L’opera di Husserl le Ricerche Logiche, fu di “portata epocale in quanto rappresentò una rottura radicale con tutte le forme di relativismo scettico (…) ed ristabilimento della  nozione di verità oggettiva”, così, testualmente, E. Stein, La fenomenologia, in La ricerca della verità, cit. 109. Tuttavia, la successiva opera di Husserl Idee per una fenomenologia pura e per una filosofia fenomenologica, deluse i suoi allievi di Gottinga, “realisti convinti”, ai quali “sembrava che per certi aspetti il maestro volesse tornare all’Idealismo”, così, testualmente, E. Stein, Storia di una famiglia ebrea, cit., 228. In particolare, la Stein indica le Idee come “l’inizio di quella evoluzione che condusse sempre più Husserl a vedere in ciò che egli stesso chiamava «Idealismo trascendentale» l’autentico nocciolo della sua filosofia e ad impiegare tutte le sue energie per la sua fondazione: una strada, questa, su cui i suoi vecchi allievi di Gottinga, con loro e con suo rincrescimento non poterono seguirlo”, E. Stein, ivi, 228.

10. Scrive la Stein che “è uno sforzo inutile voler assegnare a Husserl un posto nella scuola

filosofica tradizionale. La filosofia dell’età moderna si divide in due grandi correnti: la filosofia cattolica, che prosegue la grande tradizione scolastica, soprattutto quella di san Tommaso, e la filosofia moderna che inizia con il Rinascimento e culmina in Kant (…). Questi due ambiti fino a pochi anni fa non si sono interessati molto l’uno dell’altro (…). Solo negli ultimi anni la conoscenza reciproca si è fatta sempre più strada, dal momento che questa partita doppia non è ammissibile nelle questioni di filosofia. E negli ambienti non cattolici nessuno ha contribuito meglio di Husserl a preparare il terreno per questa conoscenza pur non avendo egli tale scopo”, così, testualmente, E. Stein, Che cos’è la fenomenologia, cit., 56.

11. notare A. Ales Bello nella sua presentazione al volume di E. Stein, Psicologia e scienze dello spirito, Roma, 1996, 26, che “l’equilibrio tra i due momenti è difficilmente raggiungibile: qualche volta è prevalsa la criticità fino al punto di eliminare ogni possibilità di criterio di orientamento, altre volte si è caduti in una sorta di dogmatismo assolutizzando un pensiero astratto che considera se stesso come onninglobante. (…). La fenomenologia si inserisce perfettamente nel solco di questa tradizione come nota in primo luogo Husserl (…) e come ripete la Stein, con la competenza che le deriva dal suo studio Fa approfondito del pensiero medievale (…); anzi si potrebbe sottolineare che la fenomenologia raggiunge o per lo meno si avvicina decisamente all’auspicato equilibrio tra criticità e costruttività”.

12. E. Stein, Senso e possibilità di una filosofia cristiana, in La ricerca della verità, cit., 133.

13.  E. Stein, Fenomenologia di Husserl e filosofia di San Tommaso d’Aquino, cit., 67.

14. “… un sapere che non conosce nessuna rivelazione o non la conosce come fatto già dato (anche da trasformare in modo conoscitivo in seguito) è ateo. Perciò se un tale sapere conducesse a Dio questa sarebbe una via atea”, così E. Husserl, citazione tratta dall’Introduzione al volume E. Stein, La ricerca della verità, cit., nota n. 9, p. 20.

15. E. Stein, Fenomenologia di Husserl e filosofia di San Tommaso d’Aquino, op. cit., 69

16. dato che “non possiamo accogliere verità di fede come evidenti per se stesse, come verità necessarie di ragione o anche come fatti della percezione” e dato altresì che “non possiamo nemmeno dedurle secondo leggi logiche da verità immediatamente evidenti”, così, testualmente, E. Stein, Senso e possibilità di una filosofia cristiana, op. cit., 151.

17. E. Stein, ivi, 151.

18. E. Stein, ivi., nota n. 19, p. 143.

19. E. Stein, Fenomenologia di Husserl e filosofia e Tommaso d’Aquino, op. ult. cit., 70

20. A. Ales Bello, Introduzione al volume La ricerca della verità, op. ult. cit., 21.

21. E. Stein, Fenomenologia di Husserl e filosofia e Tommaso d’Aquino, op. ult. cit., 75

22. E. Stein, ivi, 76.

23. E. Stein, ivi, 77.

24. E. Stein, ivi, 77.

25. E. Stein, ivi, 78.

26. E. Stein, La fenomenologia, in La ricerca della verità, op. ult. cit., 112.

27. E. Stein, La Fenomenologia, op. cit., 114.

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